COME TONY CARR HA CAMBIATO PELLE A CANTÙ NEL GIRONE DI RITORNO

22 anni ancora da compiere, Tony Carr, combo guard americana in forza all’Acqua S.Bernardo Cantù, è un atleta giovane ma già con delle basi importanti e con delle doti tecniche molto evidenti. Il suo arrivo in Brianza nel mese di febbraio, poco dopo la conclusione della Final Eight di Coppa Italia, ha letteralmente svoltato la stagione di Cantù, che ha trovato nel classe ’97 statunitense una vera e propria risorsa. Un profilo, quello di Carr, che non solo ha consentito a coach Nicola Brienza di cambiare assetto alla propria squadra ma che, potendo contare finalmente su un giocatore con delle caratteristiche molto simili a quelle di un playmaker puro, ha permesso alla S.Bernardo di fare un chiaro salto di qualità, sia nel bel gioco che nelle diverse soluzioni nella metà campo offensiva. Insomma, un identikit che a Cantù mancava come il pane, con il solo Frank Gaines in cabina di regia ma che di fatto, playmaker vero, non lo è mai stato. Con Carr in Lombardia, Gaines ha avuto più volte l’occasione di scalare nello spot di guardia, potendo così colpire maggiormente le difese avversarie dall’arco, grazie al suo tiro mancino mortifero. Questo scambio di ruoli, verificatosi in più frangenti, ha portato il cecchino della Florida a ricoprire zone del campo diverse rispetto al girone di andata, così da – tra le tante cose – perdere anche meno palloni in cabina di regia. Oltre che, ovviamente, a segnare molto di più, come in occasione del derby del Forum, contro l’Olimpia Milano, in cui Gaines ha dominato la scena con la bellezza di 44 punti a referto (14/24 dal campo, 8/16 da tre). In sostanza: meno regista, più tiratore. Questo cambio di assetto ha portato dei benefici evidenti sia a Gaines stesso che a Carr, tornato a fare a Cantù quello che alla Fiat Torino non sempre gli era concesso, utilizzato in campo spesso come guardia e non come playmaker, per via della presenza nelle fila gialloblù di Dallas Moore. Non è un caso, infatti, se Carr in Piemonte viaggiava a 3.3 assist di media, mentre in maglia biancoverde il suo fatturato è quasi raddoppiato con 5.3 assist a partita. Addirittura nell’ultimo turno di campionato contro Sassari, il nativo di Philadelphia ha regalato ai compagni ben 12 assist, facendo così registrare il suo massimo stagionale in una gara che stava per regalare i playoff a Cantù.

In verità, che Carr potesse cambiare pelle alla formazione canturina lo si era intuito piuttosto rapidamente, con il prodotto di Penn State University subito decisivo nella prima partita con la nuova maglia. All’esordio con i colori biancoverdi, infatti, nel match casalingo contro la Happy Casa Brindisi, il regista americano ha subito tirato fuori una performance degna di un Oscar, con una giocata pazzesca che ha permesso a Cantù di vincere la partita a meno di un secondo dalla fine. Oltre al canestro della vittoria, contro Brindisi il suo tabellino recitava 12 punti e 7 assist, sintomo che – nonostante i pochi giorni con la nuova squadra – Carr avesse tutte le carte in regola per diventare, con il passare del tempo, uno dei punti di riferimento del gruppo allenato da coach Brienza. E così è stato: Carr si è preso Cantù, diventandone uno dei leader, silenziosi sì, ma uno dei leader di una squadra capace (con lui e non solo) di vincere ben 11 partite su 15 nel girone di ritorno.


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