Nazionale A maschile – Tutto l’amore (Azzurro) che c’è. L’Italia a un passo dalla Cina

Ci siamo andati vicino, molto vicino, ma manca ancora un pezzo per completare il puzzle Azzurro che equivale a un biglietto per la Cina, viaggio in programma per il prossimo settembre.

Abbiamo confidato in De Jong e Franke fino al tardo pomeriggio ma raramente la fortuna ci ha assistito negli ultimi anni e così la vittoria dell’Ungheria ci ha portati alla palla a due della Ergo Arena con la consapevolezza che solo un successo ci avrebbe qualificato.

Come poi riconosciuto da Meo Sacchetti dopo l’ultima sirena, il primo dei tre match-point non l’abbiamo giocato al massimo delle nostre possibilità. D’altra parte, ora quello che resta da fare è metabolizzare la sconfitta e guardare oltre. Perché se ci siamo trovati 40-0 e servizio a disposizione il merito è solo nostro, di una squadra che meglio di altre ha saputo fare necessità virtù all’interno di finestre che qualche spiffero l’hanno fatto entrare.

A febbraio serve un successo, l’occasione della sfida interna con l’Ungheria è ghiotta per chiudere il conto e accedere al Mondiale con le nostre forze. Senza impazzire davanti all’update di un play-by-play che quasi mai, recentemente, ci ha fatto sorridere. Wild card del 2006 a parte, manchiamo una qualificazione da 21 anni, l’idea di tornare ad affrontare le squadre più forti del pianeta rientrando dalla porta principale non ci dispiace per niente.

A Danzica le cose sono girate per il verso sbagliato, colpa di un avvio morbido che ha rinfrancato Lampe e compagni e ci ha costretto a rincorrere per 40 minuti. Ogni volta che ci siamo riavvicinati, grazie ai lampi di Abass, Gentile e Aradori, la Polonia ha trovato il modo di ricacciarci indietro. Partita di alto livello, la loro, un po’ meno la nostra ma la parola d’ordine già nel ritorno in albergo dalla Ergo Arena è stata: “Avanti”. Guardare avanti, non indietro. Guardare a quei 40 minuti che possono e devono dare un senso a due anni di grande lavoro, tra mille difficoltà peraltro condivise con le altre Federazioni.

Prendiamoci il bello di queste qualificazioni, che ci hanno fatto riscoprire l’Amore intatto e spontaneo per questa Nazionale. Che anche quando non ruba l’occhio, cattura il cuore e regala emozioni. Solo palazzetti strapieni e colmi di passione, per gli Azzurri, in questi due anni di Qualifiers.

Prendiamoci il bello di questa squadra. E appena possibile, prendiamoci il Mondiale.
40-15, ora, ma serviamo ancora noi.